La spinosa questione degli insegnanti di sostegno. Intervista al presidente MiSoS Ernesto Ciracì

Renato La Cara

L’inclusione scolastica ha molte falle. Nonostante La legislazione italiana sia un faro a livello internazionale, alcune sue ricadute pratiche non mantengono le promesse.

 

Secondo l’annuario focus intitolato “Principali dati della scuola – Avvio Anno scolastico 2018/2019” pubblicato dal Miur a settembre 2018, ciò che emerge è sia il netto incremento delle certificazioni per gli alunni con disabilità – pari a 247.753 – sia l’aumento delle cattedre in deroga (supplenze), che secondo il monitoraggio effettuato il 17 marzo scorso dall’ufficio del bilancio del Miur, sale a 54.352. “Dati preoccupanti e che non permettono la continuità didattica per gli alunni con disabilità” dice Ernesto Ciracì, presidente del Movimento Insegnanti di Sostegno(MiSoS)

Nel mese di luglio 2018, la Corte dei Conti ha richiamato il Miur sull’inadeguatezza di una pianificazione delle risorse per l’integrazione a livello centrale, l’incapacità previsionale dell’amministrazione, la debolezza esecuiva degli strumenti di coordinamento fra le diverse istituzioni, oltre che sui ritardi dell’oragazione delle risorse alle scuole e sulle incertezze dei finanziamenti.

“Sull’emergenza sostegno vediamo ancora tante ombre – aggiunge il numero uno di MiSoS – in mezzo a luci non molto vivide. Sarà un altro anno di docenti precari specializzati , che dovranno aspettare la stabilizzazione e accettare una supplenza dove capita.  Tutto questo a scapito degli alunni con disabilità e delle loro famiglie, che vorrebbero che i figli venissero seguiti da insegnanti preparati e che possano accompagnarli nel tempo. E’ necessario che il Governo diventi sensibile alla questione sostegno, affinché, in tempi brevi, trasformi le cattedre in organico di diritto soprattutto al centro-sud Italia, per garantire finalmente la continuità didattica per i nostri alunni.

 

Occorre cambiare passo e attuare una programmazione efficace. Gli specializzati sul sostegno precari non ancora stabilizzati sono troppi e la scuola italiana non è accessibile per tutti” denuncia Ciracì.